“Per tuo figlio non c’è posto”. E’ quello che si sentono rispondere alcune famiglie con figli disabili quando, una volta chiuse le scuole, non sanno a chi rivolgersi. La testimonianza arriva da Marina Vitone, insegnante di matematica al liceo “Ferraris” di Taranto, e madre di un ragazzo di 16 anni con “disabilità psicomotoria medio grave”. Tra le strutture contattate inutilmente, la Asl, l’ufficio invalidi, una cooperativa sociale e l’unità territoriale di riabilitazione. “In teoria”- dice Rita Marino, dell’associazione La parola che manca di Roma- “esistono alcuni centri estivi che si dicono in grado di accogliere questi ragazzini ma che in realtà non lo sono affatto”. “Io e mio marito”- continua- “insieme a un’altra ventina di genitori che fanno parte dell’associazione abbiamo organizzato una serie di attività per il mese di Luglio. Per Settembre invece pensiamo di affittare una sala parrocchiale”. Notizie positive arrivano da Bolzano, dove è sorto un cento estivo per l’autismo, e da Parma, dove esistono due centri estivi aperti ai bambini e ai ragazzi disabili.