Ancora respingimenti: In quattro mesi oltre mille i migranti respinti in Libia

Redz.Ecumene24 on ago 31st, 2009 Pubblicato nella Categoria Cronaca. Puoi seguire gli altri commenti tramite RSS 2.0. Lascia il tuo punto di vista!

Continuano i rispingimenti

Continuano i rispingimenti

Roma - In quattro mesi oltre mille i migranti respinti in Libia. 75 solo ieri, tra loro anche donne e bambini. Venivano dal Corno d’Africa ed erano per la maggior parte somali. Avrebbero dunque potuto usufruire del diritto di asilo politico nel nostro Paese, ma non hanno avuto neanche la possibilità di richiederlo.

Il nuovo respingimento avveniva nel giorno in cui il Premier festeggiava in Libia il trattato d’amicizia col colonnello Gheddafi e con la Libia. Da Tripoli arrivava la soddisfazione del Cavaliere: “Serve rigore”, ha detto Silvio Berlusconi, ribadendo che se l’Italia vuole essere terra di integrazione non può aprire le porte a chiunque. Nel primo anniversario del trattato di amicizia italo-libico il Cavaliere ha posato la prima pietra della nuova autostrada costiera. E intanto nel cielo libico volteggiavano le Frecce Tricolori, non senza polemiche dall’Italia.

E continua la polemica. Per il segretario del Pd Dario Franceschini “Silvio Berlusconi anzichè guardare la pattuglia acrobatica, farebbe bene a controllare come la Libia riceve gli immigrati”. Per Felice Bellisario, esponente dell’Italia dei Valori “ancora una volta il premier è forte con i deboli e debole con i forti”.

Per Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Unhcr, invece di arginare il fenomeno dell’immigrazione si penalizzano i richiedenti asilo, persone in fuga da guerre e persecuzioni che hanno diritto a ottenere protezione.

Intanto l’Unione Europea chiede spiegazioni: “per poter valutare la situazione”. “La Commissione sottolinea che qualunque essere umano ha diritto di sottoporre una domanda che gli riconosca lo statuto di rifugiato o la protezione internazionale”, ha affermato Dennis Abbott, portavoce dell’esecutivo comunitario. Inoltre Jacques Barrot ha scritto: “Il principio di non-refoulement (non respingimento, ndr), così come è interpretato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, significa essenzialmente che gli Stati devono astenersi dal respingere una persona (direttamente o indirettamente) laddove potrebbe correre un rischio reale di essere sottoposta a tortura o a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

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